Il Pireo, l'antico porto di Atene, possedette per lungo tempo un notevole monumento antico. Un leone in marmo, alto circa 10 piedi, era stato eretto sulla spiaggia in fondo al porto. Fu scolpito in marmo pentelico, che da ciò che è noto, non fu utilizzato per la costruzione di monumenti artistici prima del tempo di Pericle.
A giudizio degli esperti d'arte, questo leone non è posteriore al V secolo a.C. Questo monumento dell'antichità, che durante il Medio Evo fu l'ornamento del luogo in cui fu eretto, dà ancora il nome al porto, chiamato Porto Leone.
Nel 1456 la città di Atene cadde nelle mani di Maometto II e l'antico tempio di Minerva, che per secoli aveva servito come chiesa per i cristiani, fu poi trasformato in moschea. Tuttavia, alcuni antichi monumenti di autentica importanza, furono salvati dalla distruzione causata sia dai turchi che dal tempo.
Quando i veneziani nel 1687 assediarono Atene, Francesco Morosini, il loro comandante, volle portare nel suo paese il leone come trofeo, che fu posto vicino all'ingresso dell'Arsenale nel luogo in cui è possibile vederlo ancora oggi assieme ad altri tre leoni di marmo più bassi, due dei quali furono trasportati dalla Grecia nella stessa epoca. Questo leone di marmo, seduto sulle zampe posteriori, si trova sulla sinistra quando il visitatore si trova di fronte all'ingresso dell'Arsenale. Le antiche incisioni su questo monumento furono notate alla fine del XIII secolo. Lo studioso svedese Johann David Åkerblad, notò che delle rune erano scolpite su questo leone, e pubblicò un articolo che costituì la base dello studio di Carl Christian Rafn (per il quale, tuttavia, Rafn aveva calchi in gesso delle iscrizioni). Si dice che anche l'eccentrico archeologo danese M.F. Arendt compì un viaggio speciale a Venezia nel 1809 per leggerle, ma non riuscì a farlo.
La questione fu riaperta qualche tempo dopo la morte di Rafn da parte dello svedese Oscar Montelius e del danese Sophus Bugge; nel 1875 essi giunsero individualmente alla conclusione che le forme delle rune indicavano che erano simili alle tarde rune svedesi, e che furono pertanto, scolpite da un variago svedese intorno al 1050, provieniente probabilmente dall'Uppland. Poco dopo Ingvar Undset eseguì un approfondito esame di tutte le incisioni ed il pittore J. F. Hansen ne realizzò disegni esatti sotto la sua direzione, che ora sono custoditi all'Accademia Svedese di Storia e Antichità a Stoccolma. Seguì H. Kempff nel 1894, che pubblicò uno studio, e da F. Sanders, che eseguì un calco in gesso. Il suo studio causò una leggera controversia con Kempff. Bugge fece poi una visita nel 1897 a Venezia, per esaminare le rune, e pubblicò una popolare versione delle sue scoperte una decina di anni più tardi.
Sfortunatamente, tutte queste indagini sono completamente senza sostanza, basate perlopiù sull'ingenuità dei ricercatori. Essendo quella di Rafn la spiegazione più dettagliata, e data la grande reputazione di cui godeva come studioso, i suoi risultati furono adottati come vangeli da vari storici, nonostante non ci fosse in loro fondatezza.
Seguono le due iscrizioni con relativa traduzione di Rafn, le lettere leggibili sono in grassetto, le altre sono state ricostruite.
Sul lato sinistro:
HAKUN : VAN: ÞIR : ULFR : AUK : ASMUDR : AUK : AURN : HAFN : ÞESA : ÞIR : MEN : LAGÞU : A : UK : HARADR : HAFI : UF IABUTA : UPRARSTAR : VEGNA : GRIKIAÞIÞS : VARÞ : DALKR : NAUÞUGR : I : FIARI : LAÞUM : EGIL : VAR : I : FARU : MIÞ : RAGNARR : TIL : RUMANIU . . . . AUK : ARMENIU :
Hakon con Ulf e Asmund e Örn conquistarono questo porto. Questi uomini e Harold l'Alto imposero una forte tassa a causa della rivolta dei greci. Dalk è tenuto prigioniero in terre lontane. Egil è andato in missione con Ragnar in Romania e Armenia.
Sul lato destro:
ASMUDR : HJU : RUNAR : ÞISAR : ÞAIR : ISKIR : AUK : ÞURLIFR : ÞURÞR : AUK: IVAR : AT : BON : HARADS : HAFA : ÞUAT : GRIKIAR : UF : HUGSAÞU : AUK : BANAÞU :
Asmund incise queste rune con Asgeir e Thorleif, Thord e Ivar, su richiesta di Harold l'Alto, nonostante i greci riflettendoci lo vietino.
Rafn pensava che "Harold l'Alto" fosse Haraldr Sigurðarson, e che avesse soffocato nel 1040 coi suoi variaghi un tentativo di ribellione nel Pireo. Tuttavia, le fonti bizantine non menzionano questa ribellione, probabilmente riconducibile ad un'invenzione di Rafn, e tutta la soluzione appare altamente sospetta.
Neppure i tentativi di Kempff e Sander sembrano aver maggior credibilità, e neppure quelli di Bugge, il quale sostenne che le rune furono incise da "gli uomini di Úlfungr" in memoria di un Hákon che morì nel porto, e che per vendicare la sua morte molti greci furono ridotti in schiavitù; Ásmundr, Ármundr e Karl fecero le incisioni.
Un altro studio effettuato dall'archeologo svedese S. Söderberg, ha portato a concludere che le rune erano di gran lunga troppo rovinate per poter essere leggibili, a parte le parole dispari.
Tuttavia, studi più recenti hanno prodotto risultati che possono essere visti con massima serietà.
Ne è un esempio il lavoro di Erik Brate, che esaminò il leone, i disegni di Hansen ed i calchi in gesso di Sander. Le sue conclusioni sono state che le rune furono scolpite alla memoria di "Horsi, un buon guerriero", e che gli svedesi Roslagen, Áskell, ed altri (?Þorleifr) le scolpirono. Brace concluse anche che questo Horsi era lo stesso uomo commemorato sulla Pietra di Ulanda, è vero che la pietra riporta Mursi, ma Brate ritiene sia stato un errore dell'incisore. Von Friesen ritiene che la pietra sia stata intagliata dall'incisore di pietre noto con il nome di Bali (Balle), o da qualcuno che ha copiato il suo stile. La più antica scultura di questa persona è datata 1050-60, quindi Brate conclude che le rune sul leone del Pireo siano da datare nel regno di Costantino X (1059-67) o Romano IV (1067-71).
Lo studio di Brate fu criticato da Haakon Shetelig nel 1923 dopo un esame indipendente del leone. Shetelig concorda con la maggior parte delle conclusioni di Brate, ma legge alcune rune supplementari. La sua conclusione è stata, inoltre, che la scultura è opera di tre uomini; il suo lavoro è stato completato da una nota da Magnus Olsen, il quale sostiene che tutto ciò che può essere letto con certezza è ...i hafn þisi...[...u ru]nar at....quindi (probabilmente) un nome illeggibile, ed infine m biki i[? sem bjuggu i].
Sia Shetelig che Olsen sono del parere che non è più possibile leggere con certezza i nomi delle persone in onore delle quali le rune sono state scolpite, né quelli degli intagliatori.
FONTI
Benedikt S. Benedikz , "The Varangians of Byzantium", Cambridge University Press
Carl Christian Rafn, "Les Inscriptions Runiques du Pirée", Société Royale Des Antiquaires Du Nord
A. Craig Gibson, "Runic Inscriptions: Anglo-Saxon and Scandinavian", Historic Society of Lancashire and Cheshire |